Solo chi è sobrio riesce a
"giocare" con il computer
SELMA CHIOSSO
ALESSANDRIA Sarà un videogame a
smascherare chi beve o si droga prima di mettersi al volante.
Il «DeeDee», così si chiama lo strumento, è ancora un
prototipo, ma i primi test del sabato sera hanno dato
risultati incoraggianti. Il sistema funziona, e gli
automobilisti - anche quelli che hanno bevuto - si avvicinano
al test con meno diffidenza rispetto alle tradizionali prove
con l’etilometro o il narcotest, che ti fanno sentire sempre
un po’ delinquente.
Il gioco è semplicissimo: sul video
di un computerino compaiono un semaforo, la strada grigia,
un’auto rossa e un muro. La prova dura pochi secondi. Si
impugna il joystick e a seconda del colore del semaforo si fa
muovere l’automobilina che deve fermarsi prima del muro. «Dal
movimento del pollice - spiegano i medici che hanno
collaborato al progetto del Politecnico di Milano - si possono
ricavare preziose informazioni neurologiche.
Nella
notte tra sabato e domenica il «DeeDee», inventato dal
professor Alberto Rovetta, è stato usato dalla polizia
stradale di Alessandria a Vignole Borbera. Il posto di
controllo era a circa tre chilometri da una discoteca e in una
zona ricca di sagre. Al lavoro tre pattuglie della polizia
stradale di Alessandria, Valenza, Serravalle, un’ambulanza
della Croce rossa di Vignole, anche il medico Martin Petersen.
Il primo a sottoporsi al «DeeDee» è stato un ragazzo
di 21 anni di ritorno da una grigliata: «Ho bevuto un po’ di
birra - ha detto ». Non si aspettava di trovarsi uno strumento
del genere. «Cosa è?». Alessio, un poliziotto, lo ha messo a
suo agio: «Non preoccuparti. Come ti senti da 1 a 10?» «Ma non
saprei... diciamo 7». La prima prova (per tutti è così) è
stata per spiegare come funzionava. Ma l’«ok» si è tinto di
rosso (alcol). Alla seconda prova, invece è andato tutto
liscio. «Grazie» e il giovane, che probabilmente era diretto
in discoteca, ha preferito fare inversione e tornare in paese.
Verso le 3 è toccato ad un papà che andava a prendere la
figlia: «Per carità ho paura di sbagliare». Il poliziotto:
«Non si preoccupi, è un gioco intuitivo, se ci sono problemi
proviamo tante volte finché basta».
Addio
patente Timori inutili, il papà è andato
benissimo. Un po’ di tensione si è avuta con un giovane il cui
«ok» per due volte è diventato giallo. Droga. Avrebbe dovuto
fare la prova dell’urina ma ha cercato di rifiutarsi: «Non ci
riesco». La Croce rossa lo ha fatto bere. Niente. Dopo due
ore, verso le cinque si è arreso. E addio alla patente.
Intanto le pattuglie hanno fermato un giovane marocchino: «Ha
bevuto alcolici?» Risposta: «Sono musulmano» Il poliziotto:
«Non abbiamo chiesto di che religione è, ci sono musulmani che
si ubriacano e cattolici che uccidono». Improvvisamente un via
vai di taxi. La voce si è sparsa. E qualcuno all’uscita della
discoteca ha preferito non rischiare. E c’è stato anche chi è
arrivato a piedi e si è offerto volontario: «Fatemi la prova
così vedo se posso guidare». La polizia stradale: «Ecco, sono
queste le cose che ci fanno piacere. Significa che la
prevenzione funziona». Poi ci sono i trucchi. Ad esempio nel
fine settimana c’è un’impennata di vendite nei distributori
automatici di latte, perché si dice che il latte come il
colluttorio «lava».
Scuse inutili Albeggia, un trentenne «bollato» dal Deedee sta
affrontando l’etilometro ma stringe i denti, per non fare
passare l’aria. Il poliziotto sorride: «Non fare il furbo,
tanto non funziona». Sono ingenue le bugie e le
giustificazioni: «Soffro di asma» oppure: «Ho baciato la mia
fidanzata che era un po’ “fatta” e la droga è passata a me».
Ridono i poliziotti di Alessandria ma dicono: «Cerchiamo di
capire il disagio perché ci vuole sempre rispetto». Sono le
sei, è chiaro. Si ferma una Cinquecento e scende una signora
che si rivolge ai poliziotti: «Ho finito di lavorare ora e
volevo dirvi grazie. Ho un figlio di vent’anni. E’ arrivato
nel locale e mi ha detto: «Mamma mi hanno fermato, io avevo
bevuto un po’ ma guidava Alice. E’ andato tutto liscio, un
poliziotto mi ha detto però di far controllare le gomme della
macchina, come avrebbe fatto papà».